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Infortunio in itinere: quale tutele per i ciclisti?

Infortunio in itinere: quali tutele per i ciclisti?

Gli aggiornamenti sull'infortunio in itinere per sapere di quali tutele possono usufruire i ciclisti che si recano sul posto di lavoro in bicicletta.

Grazie a particolari politiche ambientali e territoriali le bici sono state riscoperte da molte persone per effettuare percorsi brevi o a media percorrenza, soprattutto per andare a lavoro ed evitare di rimanere imbottigliati con il proprio veicolo a motore o di dover aspettare i mezzi pubblici. All'accresciuto utilizzo delle bici, però, non è corrisposto un aggiornamento in materia di infortuni che avvengono nello svolgimento del proprio lavoro e mentre ci si reca presso di esso. Le attuali normative, infatti, seppur in stato di revisione non garantiscono tutte le tutele di cui i ciclisti lavoratori dovrebbero usufruire poiché dipende ancora molto da caso a caso la possibilità di ottenere il risarcimento dall'Inail.

Il risarcimento, attualmente, viene erogato solo se vengono soddisfatte alcune condizioni: l'utilizzo della bici deve risultare necessario per la percorrenza del tragitto lavoro-casa e non devono essere presenti altri tipologie di mezzi di trasporto. In altre parole, vi sono molte limitazioni che di fatto pongono i ciclisti lavoratori in una situazione svantaggiata nonostante costoro effettuino una scelta che rispetta l'ambiente, la salute e che comporta anche un notevole risparmio di tempo e di denaro.

Per velocizzare i tempi di aggiornamento delle normative la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) già da qualche anno ha proposto delle modifiche al Parlamento e al Senato per ottenere le integrazioni delle norme che servirebbero a tutelare maggiormente i ciclisti e a snellire i contenziosi che nascono relativamente agli incidenti in itinere. La mancanza di chiarezza legislativa, infatti, in molti casi si traduce in un allungamento dei tempi di risarcimento e spesso anche nella mancata concessione di questo se viene reputato che la bicicletta poteva essere evitata come mezzo di trasporto per recarsi a lavoro.

Molte delle critiche sollevate intorno a questo argomento vertono sulla rigidità con cui vengono interpretate le parole “mezzo”, “percorso”, “mezzo necessitato”, “pericolosità del percorso”. In base a come la situazione oggetto del contenzioso viene interpretata giuridicamente si possono avere delle decisioni contrastanti e basate sull'equivalenza tra pedoni e ciclisti.
Nel maggio del 2015, dopo varie interrogazioni parlamentari sull'argomento, è stato riconosciuto l'inserimento di un piano finanziario specifico per potenziare la rete ciclistica, circostanza che dovrebbe accelerare le fasi di aggiornamento della normativa per far equiparare la bicicletta ai mezzi pubblici per i fini assicurativi e risarcitori.