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Latte in polvere nei formaggi: nuova normativa e rischi

Latte in polvere nei formaggi: nuova normativa e rischi

Una panoramica veloce, completa ed esaustiva sulle novità in merito al latte in polvere nei formaggi sulla nuova normativa e i rischi per produttori e consumatori.

La Comunità Europea si è impegnata nel settore agroalimentare facendo pervenire all'Italia una rimostranza in merito all'uso del latte in polvere per produrre i formaggi. La questione nasce perché in Italia è espressamente vietato utilizzare il latte in polvere per realizzare determinati tipi di formaggio, norma che secondo la Comunità Europea violerebbe il libero mercato delle materie prime. In sostanza viene chiesto all'Italia di abrogare il divieto per cui non possa essere impiegato latte in polvere per la produzione sul territorio italiano di formaggi, yogurt, latte alimentare e derivati.

Quando la questione è stata sollevata, le associazioni di produttori e consumatori, insieme agli Enti istituzionali coinvolti, si sono divisi nell'esprimere la propria opinione in merito ai vantaggi e agli svantaggi che una simile abrogazione potrebbe comportare sulla qualità dei prodotti e sulla concorrenza tra produttori. Da una parte c'è chi sostiene che l'impiego di latte in polvere per produrre i prodotti caseari senza limitazioni potrebbe comportare un abbassamento del livello di qualità degli stessi e un'accresciuta difficoltà per i consumatori di conoscere l'origine e la composizione degli alimenti. Non esiste ancora, infatti, una norma che regolamenti questo aspetto sotto il profilo dell'obbligatorietà dell'indicazione sulle etichette degli alimenti. Inoltre, viene avanzata l'ipotesi che potrebbero essere stravolti i prodotti made in Italy che si contraddistinguono dagli altri proprio per la scelta delle materie prime di prima qualità.
Dall'altro lato, invece, c'è chi sostiene che abrogare il divieto comporterebbe solo la liberalizzazione del latte in polvere e la possibilità per i produttori di poter competere con altre aziende soprattutto nell'ambito dei prodotti caseari da esportare. È stato infatti stimato che l'utilizzo del latte in polvere al posto di quello naturale comporti un notevole risparmio per i produttori e di conseguenza anche per i consumatori.

I campanelli d'allarme, però, sono relativi proprio alla modalità con cui verrebbero gestite le differenze tra prodotti con latte in polvere e prodotti con latte liquido, poiché potrebbe esserci il pericolo che questi non vengano distinti e che quindi il consumatore non sappia che tipo di alimento stia mangiando, né se il prezzo corrisposto sia quello giusto. Per mediare questa posizione, i fautori del latte in polvere tengono comunque a precisare che i prodotti DOP e IGT dovranno obbligatoriamente essere prodotti secondo il procedimento e con le materie prime previste, allontanando il rischio che si possa mangiare del Parmigiano Reggiano o del Gorgonzola prodotto con latte in polvere.
A breve il parlamento italiano dovrebbe esprimersi su come deciderà di sistemare la presunta irregolarità sollevata dalla Comunità Europea.